Città Sconfinata
Chiunque conosca Pechino, comprende che dall'hotel Dabei (100 m a est del Guomao) a Tiananmen c'è una distanza totalmente incompatibile con le mie stime. E' difficile per uno che ha sempre vissuto a Milano, pensando che sia una grande città, avere idea delle distanze a Pechino. Qui gli abitanti sono dieci volte tanti. Dopo circa un'ora mi sembra di essere arrivato: sono su un ponte stradale. Consultando la mappa, resto abbastanza deluso dal confronto dei nomi delle vie. Ho percorso la distanza che sta tra il terzo e il secondo anello della città. Sono un po' meno che a metà strada.
La strada sembra infinita. Ogni volta mi sembra di esserci, e non ci sono mai, e mentre cammino verso ovest il sole cala lentamente. Palazzi di proporzioni monumentali sfilano ai due lati della strada ad otto corsie. Incontro una ragazza che mi saluta: è una puttana, 小姐 (xiaojie) come le chiamano qui, le “signorine”, o 鸡女 (jinü), “donne-pollo”. Supero un arcobaleno fatto di luci al neon che incorona l'intera via. Più avanti raggiunto l'hotel Beijing, il più antico albergo della città, con uno stuolo di taxi. Un vecchio in triciclo mi assale offrendomi i suoi servizi.
"天安门远不远?E' lontana Tiananmen?" chiedo.
"很远!Lontanissima!" dice.
Non mi fido, e dopo soli altri venti minuti ci sono. Tiananmen, la piazza più grande del mondo. La porta del cielo, ora con il ritratto del Grande Timoniere. Sono talmente stanco che l'idea di attraversare la piazza mi distrugge: è veramente sconfinata. Faccio un giro breve, ma ormai il sole è calato. Per tornare a casa, quasi quasi, prendo un taxi. Il giorno dopo avrò i piedi piagati e farò fatica a camminare. Però, in questo posto sembra di vivere ogni giorno un'avventura.

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